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VOCABOLARIO RAPIDO

Ecco alcune parole da non dimenticare per entrare nell'universo musicale e non di Luis Miguel!


ACAPULCO

E' la città in cui vive Luis Miguel. Il suo nome deriva da due parole della lingua nahua: sacatl (canne) e poloa (distruggere); dovrebbe perciò significare "luogo in cui si sono distrutte le canne". A questa parola è stato aggiunto il cognome di uno degli eroi della storia messicana, Benito Juarez, che nel 1885 tornò dal suo esilio proprio ad Acapulco, per combattere la dittatura e instaurare la Repubblica Federale. Pertanto il nome completo della città è Acapulco Juarez.
La città fu abitata anche in epoca precolombiana: nella sua baia ci sono resti di cultura olmeca e tambulo. Nel 1486 il territorio divenne parte dell'impero azteca; fu scoperto dagli europei nel 1523. Nel 1531 fu fondato il piccolo villaggio di Villafuerte, primo embrione della futura Acapulco.
Il cuore della città è la sua avenida principale, la Costera. La Cattedrale, costruita nel 1930, inizialmente come scenografia per un film, si trova nello zócalo, una piazza tipica delle città messicane, in cui si trovano i principali centri del potere. L'aspetto della cattedrale è singolare: ha torri bizantine e una cupola di ispirazione mora. Pochi isolati più a sud c'è il Fuerte de San Diego, costruito nel XVIII secolo per proteggere la città dai pirati (attualmente ospita il Museo Storico di Acapulco con interessanti mostre sulla storia messicana). Tra le altre attrazioni cittadine ci sono il Parque Papagayo, una grande area verde con tre laghi artificiali e un grande spazio per gli uccelli, che vivono nei loro habitat naturali; la Isla Roqueta, che si raggiunge con imbarcazioni con il fondo trasparente, per vedere lo straordinario fondale animato da pesci coloratissimi. E poi c'è La Quebrada, che ha reso Acapulco famosa in tutto il mondo: è l'altissima roccia a picco sul mare da cui si tuffano i più audaci tuffatori del mondo.
Un tour di Luis Miguel ad Acapulco non può prescindere da una visita al Barra Vieja, il quartiere in cui si trova la sua casa. Il suo ristorante preferito è il Bajkal (www.baikal.com.mx), il ristorante più lussuoso di Acapulco, con una delle migliori viste sulla baia, nella Avenida Escenica; ma si fa cucinare il pesce da Cira la Cubana, in un ristorante sulla spiaggia di Barra Vieja. Si vede spesso in varie discoteche, come il Baby 'O (www.babyo.com.mx), nella Costera Miguel Aleman, o il o il Palladium (www.acapulcopalladium.com) nella zona de Las Brisas.
(grazie a Maria José e a Silvia per le info sui luoghi più frequentati da Luis Miguel)

BOLERO

E' uno dei più noti ritmi romantici latinoamericani, anche se ha origini europee. La culla del bolero è probabilmente la Spagna, in particolar modo l'Andalusia degli strumenti e la cultura gitana. A Cuba la fusione con i ritmi africani dei Caraibi ha dato come risultato il ritmo cadenzato che conosciamo oggi nel suo accompagnamento classico, chitarre, bongos, congas o tumbadoras come percussioni. Il primo bolero composto è Tristezas, scritto dal cubano José ‘Pepe’ Sánchez a Santiago de Cuba nel 1886.
Inizialmente il bolero si diffuse attraverso "los Trios" (i terzetti) che utilizzavano le chitarre, poi anche le grandi orchestre tropicali fecero le loro prime timide incursioni nel genere. Alla fine anche le orchestre sinfoniche diedero forma ed accompagnarono i più grandi interpreti di questo genere, che ha vissuto la propria epoca d'oro tra gli anni '30 e '60. Dopo, non si può affermare che il bolero fosse morto, ma era rimasto relegato ad un pubblico nostalgico e legato ai grandi interpreti del genere, anche se contonuava a influenzare il tono e l’enfasi delle ballate degli anni 60/70.
La rinascita del bolero, negli anni '90, è legata a Luis Miguel, che ha inciso quattro dischi di boleros (Romance, Segundo romance, Romances, Mis romances), restituendo alle generazioni più giovani i grandi successi del passato e le radici della cultura latinoamericana.
Tra gli autori di questo genere, Agustin Lara (Noche de Ronda, Solamente una vez, Piensa en mí), Maria Grever. (Júrame, iCuando vuelva a tu lado), Armando Manzanero (Pero te extraño, Somos novios, Adoro, Esta tarde vi llover), Consuelo Velásquez (Bésame Mucho, Que seas feliz).
(Antonella Raccuglia)

BOSSA NOVA
Genere musicale, nato in Brasile alla fine degli anni '50. Trae origine dal samba e in maniera semplicistica lo si considera una fusione tra samba e jazz. Si può definire come un samba minimalista, soffuso, con un ritmo lento e cantato con una voce sussurrata. Particolare è il ruolo della chitarra: Joao Gilberto, il mastro della bossa nova, ha inventato un nuovo modo di suonarla, la batida, per cui si alterna il pollice sui bassi al contemporaneo pizzicare le corde delel altre dita. Il ritmo della chitarra sembra essere sempre in "recupero" sul tempo e, infatti, solo i chitarristi più dotati dell'epoca riuscivano a reggerlo.
La data ufficiale di nascita della bossa nova è generalmente fatta coincidere con l'uscita, nel 1958, del disco Canção do Amor Demais della cantante Elizete Cardoso, su musiche di Antonio Carlos Jobim e testi di Vinicius de Moraes, che conteneva la canzone Chega de Saudade nella quale suonava proprio João Gilberto.
Tra le canzoni più celebri del genere c'è A garota de Ipanema (La ragazza di Ipanema) incisa in inglese anche da Frank Sinatra (The girl of Ipanema), uno dei grandi artisti statunitensi che contribuirono negli anni '60 alla consacrazione internazionale del genere.
Anche Luis Miguel ha compiuto una breve incursione nella bossa nova, incidendo la sottile e sensuale Delirio, nel disco Segundo Romance.
(Antonella Raccuglia)

CHARRO
E' il tipico abito messicano. Consiste di stivaletti alla caviglia, di un sombrero, di una cravatta larga a fiocco, di una giacchetta corta, di pantaloni con tasca posteriore, di un cinturone e di bottoni luccicanti sulla giacca e sui lati esterni dei pantaloni. L'abito è un'evoluzione dei costumi portati dagli spagnoli dopo la Conquista. Quando i ricchi possidenti iniziarono a permettere agli indios di imparare a cavalcare, per aiutarli nella cura del bestiame, ci fu un'evoluzione nei costumi campestri messicani. Gli indios si rivelarono dei cavalieri provetti e col tempo questo portò a un'evoluzione delle selle e dell'abbigliamento. I vestiti dei possidenti, importati dalla Spagna, in particolare dalla zona di Salamanca e dall'Andalusia, iniziarono ad acquisire uno stile locale: le giacche e i pantaloni furono decorati con abbottonature e ricami artistici. Il cappello, dalle falde larghissime, già utilizzato dal popolo nei campi, venne anch'esso decorato con ricami, via via sempre più elaborati. Oggi il charro è il costume tipico con cui si esibiscono i cantanti della musica mariachi.
Oltre a indicare l'abito la parola charro indica anche gli uomini che lo indossano e lo stile di vita delle campagne messicane. Un charro messicano è generalmente un gentiluomo di campagna, che ha particolare destrezza con i cavalli e ha un codice di valori influenzato dalla tradizione cattolica e da un certo machismo tipico delle culture latine. E' il simbolo più autentico della "messicanità".
(Laura Cardia)

MARIACHI

Il nome è probabilmente di origine india e significava semplicemente “musica”; oggi il termine indica generalmente la musica del folclore messicano e definisce gruppi di musicisti (prevalentemente provenienti dallo stato di Jalisco) che si distinguono per l’uso di determinati strumenti, per l’abbigliamento e per il repertorio musicale.
Gli strumenti musicali utilizzati dai mariachi sono violini, trombe, chitarre, una vihuela, una jarana chiamata anche guitarra de golpe, un guitarrón, un’arpa diatonica. Il guitarrón e la vihuela danno al complesso mariachi un suono molto particolare e non si incontrano in altri complessi musicali.
I temi principali delle canzoni mariachi sono l’amore e il tradimento, la morte e la distruzione, le leggende degli eroi rivoluzionari, i patimenti, l’alcol e le sconfitte subite per la causa dell’onore, argomenti che assumono proporzioni enormi, tipicamente messicane.
La forma musicale è il son, che possiede alcuni elementi caratteristici: il tempo è un’alterazione tra i 3/4 e i 6/8 con alcune sincopi; le trombe e i violini utilizzano passaggi musicali "divertenti" e i testi delle canzoni sono spesso sentimentali, ma anche umoristici oppure dei veri e propri nonsense.
(Laura Cardia)

UNICO
Unico. Luis Miguel è il nome del vino lanciato dal cantante messicano a novembre 2006. Prodotto nei vigneti della viña Ventisquero, una delle più importanti del Cile, ed elaborato dall'enologo Aurelio Montes con la collaborazione diretta di Luis Miguel, è il risultato di tre anni di lavoro. E' un Cabernet Sauvignon con un 15% di Syrah. Gli aromi sono intensi e fruttati, con retrogusto di prugna matura, frutti di bosco, ciliegia e alcune note di vaniglia. Secondo gli esperti è un corpo mefio "con finale lungo dominato dai sapori fruttati".

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