Binotti - Per Luis Miguel Italia

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Intervista di Agustina Binotti
per il giornale argentino "El Clarin"(2014)




Un viaggio intimo nello strano mondo di Luis Miguel.
Misterioso come sempre, ha ricevuto Clarin in un ambiente in penombra. Ha raccontato di aver avuto tre grandi amori nella sua vita e ha parlato della sua malattia che lo ha colpito in un orecchio.

Arrivare a Luis Miguel non è un compito facile. Era da molti anni che il cantante non lasciava interviste. E nonostante l’impegno di rilasciare un’intervista a Clarin, arrivare al punto dell’incontro non è stato semplice. L’idolo messicano alloggiava in un hotel di lusso in Punta Mita, a circa un’ora da Puerto Vallarta, dove si trovava la giornalista. Già entrare nell’hotel ha richiesto un po’ di tempo tra scambi di documenti, scatti di fotografie segnaletiche e controlli di sicurezza. Raggiunta la hall, una macchinina da golf mi aspettava per darmi un passaggio in modo da avvicinarmi al cantante, ma non del tutto. La prima fermata è stata in una camera, dove dovevo aspettare che il cantante mi ricevesse. Difficile non pensare che si potrebbe trattare di lui o di un sosia, come tante altre volte si è detto.

Luismi,che ormai si è abituato a ad essere chiamato così dagli argentini, per prima cosa ha rilasciato un’intervista per la televisione e poi, tre ore dopo (sempre nella stessa stanza) arriva il mio turno. Scortata dai suoi rappresentanti sono entrata nella suite presidenziale. Nel mio cammino ho incrociato il cantante Alejandro Fernàndez, che usciva da una riunione con lui, in cui si era parlato di un possibile tour da fare insieme. Anche se Luis Miguel ha assicurato che erano solo in “fase di trattative”,quel pomeriggio hanno fatto insieme alcune foto per la promozione.     

Ho attraversato tutto il soggiorno per arrivare ad un giardino che aveva forma di “T”: uno dei lati era illuminato mentre l’altro era in penombra. Lì, nella parte semi buia della stanza ho trovato il cantante ad aspettarmi mentre sorseggiava una birra seduto su un divano, senza un barlume di luce. L’artista non si è scomodato nè ad accendere la luce e nè ad offrirmi da bere.

Agustina Binotti:Sei Luis Miguel o sei un sosia?

Luis Miguel:No, sono io. Magari avessi dei sosia!Uno potrebbe andare ora a registrare un nuovo disco, poi io rimarrei qui a fare l’intervista e poi manderei un altro a fare il tour in qualche posto del mondo.

Agustina Binotti:Negli ultimi anni si sono dette tante cose, come ad esempio che eri morto. Cosa pensi di questo?

Luis Miguel:A questo punto mi sembra un’affermazione molto simpatica, anche se all’inizio non è stato così, questo non può piacere a nessuno. Penso che ormai tutto il mondo si stia abituando alla voragine, alla velocità della tecnologia, che è una meraviglia sotto certi aspetti ma in altri un po’ meno. Ho dovuto imparare a ridere di queste cose. Non vale la pena prendere in considerazione questi commente negativi, cerco di focalizzarmi solo nelle cose positive.

Agustina Binotti:Ti tieni aggiornato su tutte le notizie? Controlli i social?

Luis Miguel:Non sono una persona  che si interessa molto alle reti sociali, anzi, molto raramente guardo qualcosa.  Mi piace molto relazionarmi umanamente con le persone, mettermi d’accordo per trovarsi a parlare, cenare o bere un bicchiere di vino. Non mi piace molto il mondo virtuale, è molto freddo. Ma penso che le cose stiano un po' cambiando. Adesso è di moda, ma penso che stia già iniziando il cambio perché sono andato a qualche cena o qualche festa dove chiedono alle persone di lasciare i telefoni su alcuni vassoi e per qualsiasi emergenza vengono avvisati.

Agustina Binotti:Tempo fa non si sapeva niente di te, si diceva che eri a Los Angeles ricoverato in una clinica per dimagrire o per disintossicarti, non si è mai chiarito. Cosa ti era capitato?

Luis Miguel:Erano tutti solo dei rumori creati apposta per farmi uscire personalmente a smentire. Se dovessi uscire a smentire ogni cosa che mi viene detta mi dovrei ritirare e non farei altro che continuare a smentire ogni cosa senza avere più tempo per fare altro, è una cosa impossibile. Quello che invece è vero, è che negli ultimi anni sto prendendo la mia vita personale più seriamente, mi sto prendendo più tempo anche per la mia vita professionale. Ad esempio, per i dischi mi sto prendendo più tempo del solito come anche per i tour.

Agustina Binotti:Che fai per riposarti? Per conoscere di più i posti dove vai?

Luis Miguel:Lo faccio rispettando più i miei tempi, in modo da poter apprezzare più la gente, le città, il paese dove sono. Prima facevamo dei tour lampo con quasi 200 concerti in un anno e c’erano delle volte che facevo fatica a capire dove mi trovavo. Dovendo offrire delle canzoni romantiche ed emotive era molto faticoso sia mentalmente che fisicamente per il viaggio e i cambi di fuso orario. Per questo motivo ora sto cercando di godermi di più il mio lavoro, la mia musica e il mio pubblico. E’ arrivato il momento di vederla in questo modo, ora la vita mi chiede di valorizzare di più ogni instante.

Agustina Binotti:Abbiamo saputo che soffri di Tinnitus (una malattia all’orecchio) e con il perfezionista che sei per quanto riguarda l’acustica, non deve essere facile per te.
 
Luis Miguel:No, non lo è. E’ una situazione complicata, ma dovete pensare che io ho cominciato a lavorare a 9 anni: con la musica, con i decibel, con i concerti … Sono più di 30 anni che vengo esposto ai suoni alti. Ho dovuto fare un trattamento, ma per fortuna oggi va meglio.

Agustina Binotti:Hanno detto che rischiavi di perdere l’udito. Hai avuto paura che succedesse?

Luis Miguel:Non è stato facile, sono situazioni difficili. La vita che all'improvviso ti mette alla prova, e devi superarla, non puoi fare altrimenti. Ma è una cosa che ho potuto superare e credo di poter tenere sotto controllo il meglio possibile grazie all’aiuto delle persone care, ai medici, al pubblico che è stato straordinario e mi ha dato la forza. Sono riuscito a riabilitarmi in un modo miracoloso.

Agustina Binotti:Hai cantato tutta la tua vita all’amore. Qual è stato il grande amore della tua vita?

Luis Miguel:Ah che domanda! Senza fare nomi, penso che siano stati dei periodi. Da bambino c'è stato un momento, in cui ho vissuto alcune storie pure e molto belle. Poi sono passato nel periodo adolescenziale, nel quale ho avuto un amore molto inteso e bello. Penso che siano stati tre perché anche da adulto se non ricordo male ne ho avuto uno. Nonostante il tempo, uno si rende conto delle cose che ha avuto, che ha perso o che si è lasciato sfuggire,e forse è troppo tardi,  ma ho avuto la fortuna, per questo mi sento ottimista, di aver vissuto l' amore nelle differenti fasi della mia vita. Sono stati amori completamente diversi uno dall’altro, e non saprei dire qual è stato il più bello. Ma posso dire di aver avuto tre grandi amori in diversi momenti della mia vita.

Agustina Binotti:Oggi come stai?

Luis Miguel:Oggi sto molto bene, sono felice.

Agustina Binotti:Si può cantare l’amore quando non si è innamorati?

Luis Miguel:E’ difficile, ma non impossibile perché quando non sei innamorato, ma sei romantico, sicuramente sei in cerca dell’amore e la musica ti aiuta. La musica è terapeutica. Nei momenti che soffri di solitudine hai la compagnia di tanti milioni di persone, sono stato fortunato perché ho avuto tante persone in tanti paesi che sempre mi sono stati accanto e questo lo ringrazio di tutto cuore nel profondo dell’anima.

Agustina Binotti:Come ti piacerebbe che la genti ti ricordasse?

Luis Miguel:Mi piacerebbe che mi ricordassero come un artista totalmente dedicato e consegnato al suo lavoro sin da bambino. P
er il mio lavoro, la mia disciplina, per il mio modo di offrirmi totalmente. Almeno spero di aver rallegrato un pochino qualche cuore che aveva bisogno e aver regalato qualche canzone che abbia fatto la differenza nella propria vita, come sposarsi o avere un figlio.  

Agustina Binotti:Dove ti piacerebbe vivere quando smetterai di cantare?

Luis Miguel: Ho avuto la fortuna di viaggiare in tutto il mondo e mi sono abituato a farlo. Quando sono nello stesso posto per due settimane di fila sento il bisogno di muovermi. Arriva il punto in cui uno diventa universale. Non so quale sarebbe quel paese dove potrei dire: “Sarà qui dove metterò radici, dove rimarrò più tempo”. Quello che voglio è continuare con questo ritmo, ho ancora tanta energia e cose da fare.

La conversazione finisce. I miei occhi ormai si sono abituati al buio e sono riuscita a guardarlo, anche se con poca nitidezza. Sono riuscita a intercettare il suo sorriso e un apparecchio che luccica nel suo orecchio, probabilmente è parte del trattamento per la Tinnitus. Il “Rey sol”, sembra ormai lontano da questo nomignolo poiché è in quest’ angolo oscuro, senza brillio e lontano dagli sguardi che si sente a suo agio.  

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